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Cambio delle condizioni economiche – jus variandi

Si badi bene che, come precisato dall’A.b.f. (Arbitro bancario finanziario), il “giustificato motivo” che deve sorreggere la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali (jus variandi) non può coincidere con l’esigenza di mantenere inalterato per la banca il costo dell’operazione di raccolta del risparmio presso il pubblico dei depositanti (decisione n. 2134/2012), come pure ingiustificata è la modifica se attiene -o fa riferimento- all’aumento dell’inflazione (decisione n. 3981/2012).

Peraltro, lo jus variandi deve riguardare elementi del contratto che devono essere stati oggetto di sottoscrizione in apertura di rapporto, non costituendo variazione del contratto, ma novazione, ossia una clausola nuova e sostitutiva di una precedente. In tal senso, trattandosi di nuova pattuizione, è necessario un nuovo contratto (decisione n. 1212/2012).

L’ambito di applicazione dell’art. 118 T.U.B. risulta tuttavia ristretto, per effetto dell’entrata in vigore del D.Lgs. 141/2010, occasionato dall’adeguamento alla direttiva n. 2008/48/CE di modifica della disciplina del credito al consumo. La norma, infatti, contiene l’espressione contratti a tempo indeterminato e non più la semplice espressione “contratti di durata” il che equivale a dire che le modifiche unilaterali sono consentite solo nei rapporti che si estendono nel tempo e che non hanno una scadenza predeterminata (ad esempio i conti correnti). In altre tipologie di rapporto, ad esempio in caso di mutui, non potranno essere inserite clausole che consentono la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali.

L’importanza delle norme sulla trasparenza bancaria, così come dettate dal T.U.B., è tale che nonostante le stesse si applichino soltanto alle operazioni e ai servizi bancari e finanziari, esse vengono riportate anche nel T.U.F. del 1998.

Tralasciando, in questa sede, i possibili problemi di coordinamento tra le corrispondenti norme del T.U.B. e T.U.F., quest’ultimo ripropone per i servizi di investimento e il servizio accessorio della consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari, vi è l’obbligo della forma scritta ad substantiam e della consegna di copia al Cliente. In caso di inosservanza la sanzione è quella della nullità dei contratti.

Vero è che l’evoluzione tecnologica ha consentito alle banche di adoperare molteplici canali di contatto con la clientela, tendenza pacificamente riconosciuta anche dal D. Lgs. 141/2010 precitato che parifica strumenti on line a quelli cartacei per gli adempimenti informativi, precontrattuali e in corso di contratto, tuttavia, detti veicoli di informazione standardizzati -a nostro sommesso parere- non soddisfano le esigenze di informazione e di consapevolezza dell’operazione compiuta dal Cliente, il quale rimane l’unico responsabile della sua scelta.

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