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Anatocismo

E’ opportuno sapere che: “gli “usi contrari”, suscettibili di derogare al precetto dell’articolo 1283 cc, sono non i meri usi negoziali di cui all’articolo 1340 cc ma esclusivamente i veri e propri “usi normativi”, di cui agli articoli 1 e 8 disp. Prel. Cc, consistenti nella ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento (usus), accompagnato dalla convinzione che si tratta di comportamento (non dipendente da mero arbitro soggettivo ma) giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme a una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento giuridico (opinio juris ac necessitatis)” … “dalla comune esperienza emerge che i clienti si sono nel tempo adeguati all’inserimento della clausola anatocistica non in quanto ritenuta conforme a norme di diritto oggettivo già esistenti o che sarebbe auspicabile fossero esistenti nell’ordinamento, ma in quanto comprese nei moduli predisposti dagli istituti di credito, in conformità con le direttive dell’associazione di categoria, insuscettibili di negoziazione individuale e la cui sottoscrizione costituiva al tempo stesso presupposto indefettibile per accedere ai servizi bancari”.

in presenza di una ricognizione, pur reiterata nel tempo, che si dimostri poi però erronea nel presupporre l’esistenza di una regola in realtà insussistente, la ricognizione correttiva debba avere una portata naturaliter retroattiva, conseguendone altrimenti la consolidazione medio tempore di una regola che troverebbe la sua fonte esclusiva nella sentenza che, erroneamente presupponenedola, l’avrebbero con ciò stesso creata

il termine di prescrizione decennale per il reclamo delle somme trattenute dalla banca indebitamente a titolo di interessi su un’apertura di credito in conto corrente decorre dalla chiusura definitiva del rapporto, trattandosi di un contratto unitario che dà luogo ad un unico rapporto giuridico, anche se articolato in una pluralità di atti esecutivi, sicché è solo con la chiusura del conto che si stabiliscono definitivamente i crediti e i debiti delle parti tra loro”.

gli usi “contrari”, inidonei ex art. 1283 cc a derogare il precetto ivi stabilito, sono solo gli usi “normativi” in senso tecnico; desumendone, per conseguenza, la nullità delle clausole bancarie anatocistiche, la cui stipulazione risponde ad un uso meramente negoziale e incorre quindi nel divieto di cui al citato articolo 1283”.

Leasing

“In tema di leasing cd. traslativo, l’inadempimento dell’utilizzatore obbliga quest’ultimo al risarcimento del danno e alla corresponsione di un equo compenso alla controparte, in considerazione dell’utilizzazione del bene oggetto del contratto. L’ammontare di tale equo compenso potrà legittimamente superare, nella sua concreta determinazione, il solo corrispettivo del temporaneo godimento del bene predetto, mentre , recuperato, da parte del concedente, il capitale monetario impegnato nell’operazione in vista del corrispondente guadagno mediante il detto compenso e il residuo valore del bene, il risarcimento del danno non si presta ad essere commisurato all’intera differenza necessaria per raggiungere il guadagno atteso, poiché, con l’anticipato recupero del bene e del suo valore, il concedente è di norma in grado di procurarsi, attraverso il reimpiego di quel valore, un proporzionale utile, che deve conseguentemente essere calcolato in detrazione rispetto alla somma che l’utilizzatore stesso avrebbe ancora dovuto corrispondere se il rapporto fosse proseguito (e, del danno così determinato, dovrà tenersi conto anche ai fini dell’esercizio del potere di riduzione dell’eventuale clausola penale che comporti un risarcimento eccessivo)”.

 “In caso di risoluzione anticipata di un contratto di leasing traslativo al concedente, deve essere assicurato, oltre che la restituzione del bene e l’eventuale differenza di valore che il bene abbia perso, un utile che, rapportato al tempo in cui il capitale è stato impiegato, sia non inferiore a quello atteso dalla esecuzione dell’operazione economica, come progettata. Il risarcimento del danno non si presta ad essere commisurato all’intera differenza necessaria per raggiungere il guadagno atteso poiché la restituzione anticipata del bene e l’integrazione del suo valore si traducono in un possibile utile per il concedente che deve essere detratto dalla somma che l’utilizzatore avrebbe ancora dovuto in caso di ultimazione del contratto”.

“Ricorre la figura del leasing di godimento, pattuito con funzione di finanziamento, rispetto a beni non idonei a conservare un apprezzabile valore residuale alla scadenza del rapporto e dietro canoni che configurano esclusivamente il corrispettivo dell’uso dei beni stessi, mentre ricorre il leasing traslativo allorché la pattuizione si riferisca a beni atti a conservare a quella scadenza un valore residuo superiore all’importo convenuto per l’opzione e dietro canoni che scontano anche una quota del prezzo in previsione del successivo acquisto, e solo in quest’ultimo caso, stante la eadem ratio, può applicarsi in via analogica al contratto di leasing la disciplina dettata dall’art. 1526 c.c. per la vendita con riserva di proprietà. L’accertamento della volontà delle parti trasfusa nelle clausole contrattuali in ordine al tipo di negozio posto in essere rientra nei poteri del giudice del merito e non è censurabile in sede di legittimità, se non per violazione dei criteri ermeneutici, ovvero per vizio di motivazione. (Nella specie, la Corte cass. ha cassato la sentenza di merito per non aver effettuato correttamente l’indagine volta alla riconduzione del contratto di leasing concluso dalle parti all’uno e all’altro tipo negoziale, omettendo l’indispensabile comparazione economica tra l’ordinaria durata tecnologica del bene utilizzato in godimento ed il suo valore residuo, e omettendo di porre a tale scopo a raffronto il prezzo della opzione con il valore residuo)”.

“In tema di leasing, il concedente, in caso di risoluzione contrattuale, mantenendo la proprietà del bene e acquisendo i canoni maturati fino alla risoluzione, non può e non deve conseguire un indebito vantaggio derivante da un cumulo di utilità (canoni e residuo valore del bene) in contrasto con lo specifico dettato normativo di cui all’art. 1526 c.c., che è norma inderogabile”.

 “Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all’art. 1526 c.c. in tema di vendita con riserva della proprietà, la quale comporta, in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell’utilizzo dei beni, tale da remunerare il solo godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi; ne consegue che il concedente, mantenendo la proprietà del bene ed acquisendo i canoni maturati fino al momento della risoluzione, non può conseguire un indebito vantaggio derivante dal cumulo della somma dei canoni e del residuo valore del bene. (Nella specie, alla stregua dell’enunciato principio, la S.C. ha cassato con rinvio l’impugnata sentenza che, dichiarata la nullità della clausola contrattuale contenente la previsione dell’obbligo di pagamento in unica soluzione, da parte dell’utilizzatore, dei canoni non ancora scaduti, aveva poi quantificato l’equo compenso dovuto per l’uso della cosa nella entità del residuo debito, compresi gli interessi convenzionali)”.

“In caso di risoluzione del leasing traslativo per inadempimento dell’utilizzatore, quest’ultimo non è tenuto a corrispondere canoni non ancora scaduti e ha diritto alla restituzione di canoni già corrisposti, salvo l’obbligo di pagare al concedente, oltre all’eventuale risarcimento del danno, un equo compenso, in misura tale da remunerare il solo godimento senza ricomprendere la quota destinata al trasferimento finale della cosa”.

 

Produzione documentale e saldo iniziale

Nei capitoli precedenti abbiamo citato una sentenza emanata dalla Suprema Corte che, tra le altre questioni, afferma che: “Allo stesso risultato, evidentemente, non si può pervenire con la prova del saldo, comprensivo di capitali ed interessi, al momento della chiusura del conto. Infatti, tale saldo non solo non consente di conoscere quali addebiti, nell’ultimo periodo di contabilizzazione, siano dovuti ad operazioni passive per il cliente e quali alla capitalizzazione degli interessi, ma a sua volta discende da una base di computo che è il risultato di precedenti capitalizzazioni di interessi (Cass. 10692/07 Cass. 16679/09)”.

Il significato di tale stralcio della sentenza è informare il potenziale Cliente che, prima di procedere con qualsiasi azione giudiziaria, Egli DEVE ottenere, anche attraverso l’intervento della Erredi Consulting, tutti gli estratti conto e gli scalari trimestrali a partire dall’inizio del rapporto, per quanto datato possa essere. La banca ha l’OBBLIGO di consegnare la documentazione entro 90 giorni dalla ricezione della domanda, secondo quanto previsto dal Testo Unico Bancario.

Qualora la banca non producesse la documentazione richiesta e dichiarasse di non avere i documenti il Cliente, e per esso la Erredi Consulting, potrà procedere all’analisi partendo dal primo estratto conto utile, iniziando l’elaborazione con il saldo ivi indicato. 

Usura mutuo

… ai fini dell’applicazione dell’art. 644 del codice penale e dell’art. 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori”.

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